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Emilio Lussu, autore dell'indimenticabile "Un'anno sull'Altopiano" (libro cui, a detta del regista, si ispirò il film "Uomini contro" di Rosi) era stato convinto interventista nella prima guerra mondiale e, coerentemente, formidabile ufficiale di complemento della Brigata Sassari.
Perché fomidabile? Nel corso della guerra, da sottotenente fu promosso tenente e quindi capitano (ricoprendo in questo grado il ruolo superiore di comandante di battaglione).
Quattro (!!) le medaglie al valore che meritò (due d'argento e due di bronzo) ma, soprattutto, meritò l'appellativo di "capitano diavolo" dai suoi "dimonios" (gli uomini della Brigata Sassari, si ricorderà, erano definiti "diavoli rossi" dagli austriaci).
Importante politico italiano di sinistra nel resto della sua vita, fu durissimo nel raccontare l'incapacità, unita a sostanziale ferocia verso i propri stessi uomini, degli alti comandi italiani.
Non apprezzò però il film.
Ha riferito Rigoni Stern (altro scrittore con trascorsi di combattente) che, nel commentarlo, Lussu ebbe a dirgli: ".. tu lo sai, in guerra qualche volta abbiamo anche cantato".
Una frase criptica, difficile da collocare in un contesto così tragico come la prima guerra mondiale. Ho sempre pensato però che Lussu vedesse perso nel film il racconto della comunità che - nonostante la guerra e gli alti comandi - i soldati e i loro comandanti diretti erano riusciti, in alcuni casi, ad essere.
Il film aveva probabilmente obiettivi ideologici con i quali una simile rappresentazione poteva collidere. Lussu, di personalità e pensiero particolarmente complessi, però, era anche un ex combattente che sentiva di avere dei doveri verso la sua storia e quella dei compagni con i quali aveva condiviso la tragedia della guerra.
Viene alla mente Emilio Gadda che, di certo non militarista, ma anche lui ex combattente, esce irritato dalla sala in cui si proiettava il famoso film "La grande guerra" di Monicelli.
C'è forse un fastidio condiviso nel vedersi ancora una volta, seppur a fini diversi, ridotti a strumenti, questa volta di un "messaggio" che deve e può trascendere dalla storia del singolo e da quella dei compagni.
Ma veniamo alla scenetta: la Sassari è in periodo di avvicendamento "dalla fronte", un giovane ufficiale (che per me assomiglia un po’ al giovane Lussu) ha preparato una sorpresa per i suoi uomini.
Non sono canti e neppure balli tradizionali, almeno per ora (ehi, far cantare un soldatino è impresa titanica!).
E’ però, anche in questo caso, un ribadire ed il ricordarsi dell’appartenenza ad una comunità, alla sua cultura e tradizioni.
Ci sono stati secoli di storia prima dell’inferno della guerra e ce ne saranno altri.
I giornali probabilmente smetteranno presto di parlare di "intrepidi sardi" che salvano la patria...
Non importa! C’è un intero popolo, anche grazie al capitano diavolo, che ha appena riscoperto, e non dimenticherà, l'orgoglio di essere una comunità.
Note sul soldatino
Stavo cercando un pezzo per completare la sezione della mia collezione (già presentata in precedente post) dedicata alla Brigata Sassari nella Grande Guerra.
Purtroppo i pezzi italiani sul periodo non abbondano e cominciavo a temere di non trovare nulla di interessante per “chiudere in bellezza”.
Poi ho visto un kit AMIS con ufficiale in camicia e bretelle: bellissimo!!
Era però un ufficiale dei Carabinieri nella campagna di Libia del 1911.
L’idea dell’ufficiale in camicia e bretelle però mi piaceva tantissimo. E così: son spariti gli alamari (sostituiti dalle mitiche mostrine bianche e rosse della Sassari) e così pure la testa con l’elmo coloniale (sostituita da testa senza copricapo di Il Feudo che richiama molto i lineamenti del capitano Lussu).
Andando avanti con l’idea, ho pensato di affiancare alla rilassatezza dell’uniforme anche qualche elemento che la giustificasse.
E allora perchè non mettere dei maialetti in cottura secondo la tecnica particolare dello spiedo sardo? (elemento autocostruito).
Completa la scena muretto con cartello e bandiera dei “quattro mori” (modifica di un kit Milit Model).
Riccardo Boi 22.07.2013 |
P.S.
Qualche settimana fa ho sentito Camilleri (si, insomma lo scrittore autore del comm. Montalbano), in un'intervista televisiva, parlare commosso della "venerazione" che il padre (giovane sottotenente siciliano assegnato durante la prima guerra mondiale alla Sassari) aveva per il suo comandante, il cap. Emilio Lussu.
E' stato del tutto inatteso, anche emozionante.
E' bello scoprire che il ricordo e l'omaggio a certi uomini può arrivare, anche a distanza di anni, attraverso strani giri.